Una scintilla di luce sull’esperienza drammatica dell’esistenza

di CARLO MARIA CARD. MARTINI

Scorrendo le pagine del libretto che hai voluto preparare per invitare i tuoi amici alla preghiera per tua madre, da cui risalta la grande fede di lei e anche la grande fede tua, mi è venuta in mente quella pagina del libro del Siracide che parla dell’onore che ciascuno deve rendere ai suoi genitori.

È in qualche modo un commento al precetto del decalogo «Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore tuo Dio» (Esodo 20, 12), precetto di cui san Paolo dice che «è il primo comandamento associato a una promessa». Il Siracide ricorda che «il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli, ha stabilito il diritto della madre sulla prole», per cui «chi riverisce la madre è come chi accumula tesori » (Siracide 3, 3-4). E tu hai davvero accumulato tesori di fede nel tuo libretto, ricordando le cose che tua madre ti ha detto e scritto in questi anni sul tuo essere prete. Il Siracide ricorda ancora che «chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre» (Siracide 3, 6), e tu hai avuto in questo tempo tante occasioni di sofferta obbedienza e adorazione del mistero di Dio che si manifesta anche nel tempo del dolore e della malattia. Ben Sira ci dice anche che dobbiamo curare i genitori particolarmente nella vecchiaia, perché il loro onore è onore dei figli. La pietà verso i genitori «non sarà dimenticata, ti sarà computata a sconto dei peccati. Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di te; come fa il calore sulla brina, si scioglieranno i tuoi peccati». E ciò riguarda anche tutte le nostre inevitabili negligenze e fragilità, che al calore dell’amore di Dio si scioglieranno come neve al sole. Questa visione serena e positiva ti sia di conforto in questo momento di sofferenza fisica della tua mamma, sofferenza che è destinata a mettere in luce la grande fede che la anima e che essa ti ha trasmesso. Perché, come diceva sant’Ambrogio prima di morire «abbiamo un Signore buono » e non dobbiamo temere di affidarci a Lui.

Questo testo – in cui si racconta la sofferenza sopportata con sorprendente serenità cristiana da un’anziana madre, e nel quale si mette altresì in evidenza la professionalità e l’impegno di valenti medici durante lunghe e specialistiche cure – ripropone alla mia mente alcune riflessioni sul libro di Giobbe. L’esperienza di Giobbe viene presa in considerazione anche dal libro di Mons. Ginami nel paragrafo titolato Un tempo di profonda purificazione umana e spirituale attraverso un romanzo dello scrittore ebreo Joseph Roth.

“La sacra rappresentazione di Giobbe è troppo poderosa per ammetter lettori indifferenti. Chi non entra nell’azione con sue domande e risposte interiori, chi non prende posizione con passione, non comprenderà un dramma che per sua colpa rimarrà incompleto. Ma se entra e prende posizione si scoprirà sotto lo sguardo di Dio, messo alla prova dalla rappresentazione del dramma eterno ed universale dell’uomo Giobbe” (Cfr. Alonso Schökel, Giobbe, Bolra 1985, p. 108). Propongo a partire da questa citazione di un noto biblista alcune riflessioni sul tema della prova utili a comprendere anche l’esperienza di Santina Zucchinelli e la nostra personale vita quando attraversa la prova.

– La prova c’è e c’è per tutti, anche per i migliori. Giobbe non offriva nessun motivo per essere tentato perché era perfetto in tutto. E’ dunque necessario prendere coscienza che la prova o tentazione è un fatto fondamentale nella vita.

– Dio è misterioso. Egli sa benissimo se l’uomo vale o non vale, lo sa prima di provarlo, eppure lo prova. “Io ti ho fatto passare per quarant’anni nel deserto per metterti alla prova e per vedere se veramente mi amavi” (Cfr. Dt 8,2), dice il Signore agli Israeliti esprimendo lo stesso concetto. Questo comportamento di Dio è parte, mi sembra, di quel mistero impenetrabile per cui, pur conoscendo il Figlio, lo mette alla prova nell’Incarnazione. Perché anche l’Incarnazione e la vita di Gesù sono una prova.

– L’atteggiamento a cui tendere nella prova è la sottomissione, l’accogliere e non il domandare. Nel Prologo emerge come conclusivo e risolutivo ma verrà poi elaborato nelle sue tappe lungo il corso del poema. “Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò; il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore. Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?” (1,21;2,10). Questa misteriosa sottomissione, culmine dell’esistenza umana davanti a Dio, è presentata fin dall’inizio come l’atteggiamento a cui ispirarsi. Ciò non vuol dire che è già in noi, perché in Giobbe stesso sarà il frutto di tutto il suo travaglio. Tuttavia viene messa in luce perché, sola, è capace di gettare una scintilla di luce sull’esperienza drammatica dell’esistenza.

– Nella prova corriamo anche il rischio della riflessione. L’uomo, per grazia di Dio, può rapidamente assumere l’atteggiamento della sottomissione, ma subito dopo sopravviene il momento della riflessione che è la prova più terribile. Il Libro di Giobbe si sarebbe potuto concludere alla fine del secondo capitolo, dimostrando che Giobbe aveva resistito perché il suo amore per Dio era vero, autentico. In realtà, bisogna attendere e la situazione concreta di Giobbe non è quella di chi se la cava con un sospiro, con una accettazione data una volta per tutte; piuttosto è la situazione concreta di un uomo che, avendo espresso l’accettazione, deve incarnarla nel quotidiano. Tutto questo dà adito allo sviluppo drammatico del Libro.
Talora noi sperimentiamo qualcosa di simile: di fronte a una decisione difficile, a un evento grave, li accogliamo presi dall’entusiasmo e dal coraggio che ci viene dato nei momenti duri della vita. Dopo un poco di riflessione, però, si fa strada un tumulto di pensieri e sperimentiamo la difficoltà di accettare ciò a cui abbiamo detto di sì. Questa è la prova vera e propria.
Il primo sì detto da Giobbe è proprio di chi istintivamente reagisce al meglio; la fatica è di perdurare per una vita in questo sì sotto l’incalzare dei sentimenti e della battaglia mentale. La prima accettazione, dunque, che spesso è una grande grazia di Dio, non è ancora rivelativa completamente della gratuità della persona. Occorre sia passata per il vaglio lungo della quotidianità.
La prova di Giobbe, non è tanto l’essere privato di ogni bene e l’essere piagato, ma il dover resistere per giorni e giorni alle parole degli amici, alla cascata di ragionamenti che cercano di fargli perdere il senso di ciò che egli è veramente. Da questo punto la prova comincia a snodarsi dentro l’intelletto dell’uomo e la vera e diuturna tentazione nella quale noi entriamo e rischiamo di soccombere è quella di perderci nel terribile travaglio della mente, del cuore, della fantasia.

Aggiungo un’ultima annotazione che potete tenere presente meditando su Giobbe come libro dei più poveri dell’umanità. Tutti soffriamo a causa di errori anche nostri, e tuttavia c’è una gran parte degli uomini che soffre più di quanto non meriterebbe, che soffre più di quanto non abbia peccato: è la gente misera, sofferente, oppressa, che costituisce forse i tre quarti dell’umanità. Questa folla immensa fa nascere il problema: perché? Che senso ha? E possibile parlare di senso? L’affrontare un interrogativo così drammatico è proprio di un libro fuori degli schemi ordinari della vita, come è il Libro di Giobbe. E noi, che vogliamo essere fedeli a Gesù nelle sue prove e sappiamo che le sue prove sono quelle del popolo messianico, del popolo dei sofferenti, dei popoli della fame e della povertà, cerchiamo, attraverso le nostre riflessioni, di farci loro vicini e di accettare le nostre prove, spesso piccole pensando a quelle tanto grandi che affliggono molta parte dell’umanità.

In Conclave con Martini

Intervista per la morte del Cardinale 01-09-2012

Intervista su La Nazione 3-9-12

CARLO MARIA MARTINI

 

Ecco le ultime parole del Cardinal Carlo Maria Martini rivolte a me:

Caro d. Luigi, ti ringrazio di cuore per la tua lettera e per la fiducia che hai in me. Ti benedico Tuo CMM

Mercoledì 22 Agosto 2012

Festa di Maria Regina

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